Assemblea Autorganizzata delle donne di Terni

Assemblea femminista di Donne antifasciste-antisessiste-antirazziste

sabato 12 maggio 2012

CONTRO LA NUOVA CACCIA ALLE STREGHE.......LE STREGHE RESISTONO!




Il 13 maggio a Roma si svolgerà la “grande” Marcia degli integralisti cattolici dei movimenti  “per la vita”. In realtà si configura come una manifestazione contro le donne che scelgono liberamente di abortire: la prima in Italia da quando è stata approvata la legge dello Stato italiano, la 194 del 1978.

Fa comodo occuparsi dello “status”dell’embrione per controllare i corpi delle donne, torturarle psicologicamente, fisicamente, così da renderle fragili e dipendenti.

Se la vita è un bene fondamentale per tutti, come proclamano dai loro siti, allora perchè questi signori e signore si arrogano il diritto di decidere quale vita è degna di essere vissuta e quale no?

Perché la retorica pro-life non si esprime sulle donne morte ammazzate quotidianamente dai loro italianissimi mariti e fidanzati (dall’inizio dell’anno sono già 60!) e su quelle che quotidianamente subiscono oppressione, violenze psicologiche e fisiche, nelle famiglie, sui luoghi di lavoro o nelle italiche carceri? Perché non si esprimono contro la pena di morte? Quelle non sono vite? Che hanno da dire in proposito?

Perché non si esprimono sulle stragi silenziose e quotidiane di uomini e donne morti in mare, nei deserti, rinchiusi (per status e non per “colpa”) o sulle donne stuprate nei Cie (Centri d’identificazione ed espulsione)? Quelle non sono forse vite? Forse no, perché si turberebbe il privilegio di essere bianchi e occidentali.

Chiediamo, quante sono le persone che hanno firmato l’appello contro il femminicidio (segnalato anche dall’ONU!) che sfileranno in questa marcia?

Qualcuno di loro spiegherà mai perché siano così perspicaci nell’impedire ogni forma di prevenzione all’aborto (educazione sessuale, contraccezione)?

Tutto ciò che riguarda il corpo e la salute delle donne, ogni decisione fondamentale nelle loro vite appartiene e riguarda solo loro! E’ proprio contro la libertà e l’autodeterminazione delle donne che questi  “movimenti” marceranno. Vogliono farci ritornare indietro di secoli…

L’assemblea femminista Le De’genere di Terni denuncia fortemente questa “caccia alle streghe” del terzo millennio.
Con Giorgiana Masi – studentessa uccisa dalla polizia a Roma il 12 maggio 1977 durante una manifestazione – nel cuore.

venerdì 9 marzo 2012

Donne in politica o politica per le donne?

  L'assemblea autorganizzata Le De'Genere, da un paio d'anni impegnata nel territorio per il diritto alla somministrazione in regime di Day Hospital della RU486, a favore dell'autodeterminazione e della libera scelta riguardante il nostro corpo, per la conservazione dei consultori pubblici e laici, unico strumento di tutela della salute delle donne, intende dare il proprio contributo alla tavola rotonda dal tema "donne e politica”. (di seguito il link dell'evento)
http://www.noidonne.org/blog.php?ID=02731
 
Ci chiediamo cosa si intenda per “politica per le donne”, in quanto siamo testimoni degli attacchi alla legge 194, basti pensare alla farsa di fine luglio in cui si decantavano le lodi della presidente donna di una Regione progressista che autorizzava il Day Hospital per la pillola abortiva, mentre poi nella realtà non cambiava nulla precludendo alle umbre la possibilità di accedere realmente all'IVG farmacologica e quindi di poter scegliere. Si aggiunge a questo lo smantellamento dei servizi sociali contenuti nella legge, causati dalla carenza nei consultori e negli ospedali di ginecologhe e ginecologi, di personale infermieristico, nonché per contro dalla forte presenza di obiettori di coscienza, a discapito della prevenzione, della salute delle donne e dell'educazione alla contraccezione.
Queste tematiche sembrano, invece, le più scottanti per le donne della politica regionale, visto che nei vari incontri in occasione dell'8 marzo le istituzioni tacciono sull'argomento.
In questa situazione economica di crisi, le donne patiscono i tagli ai servizi dimostrando che il lavoro di cura delle donne in questo paese è ancora la forma di servitù su cui si struttura l'Italia. Sopperire alla mancanza di asili nido con i micro-nidi, che tolgono fondi al servizio pubblico, o con la creazione di nidi familiari, in cui alle neo-mamme, che faticano a trovare un impiego, viene offerta la “cura” dei figli delle altre donne lavoratrici, viene da noi interpretato come un escamotage che non ci libera dalla condanna del doppio lavoro e non fornisce reali garanzie alla conservazione del reddito, considerato come l'unico vero strumento di emancipazione nei numerosi seminari e convegni organizzati dal Centro Pari Opportunità della regione Umbria.
Inoltre, quali sono le possibilità di impostare una politica di genere nel contesto di un sistema decisionale prevalentemente maschile, patriarcale e clericale che non ammette una seria autonomia per le donne nella politica? In altre parole, quale è il margine di agibilità politica che abbiamo in questa regione, quando poi il potere reale è gestito dagli ultra-conservatori ossessionati dal corpo delle donne?
Infine, cosa si fa per combattere gli stereotipi di genere ed educare al rispetto delle persone senza distinzioni di sesso e scelte sessuali, per esempio per eliminare la divisione sessista del lavoro? Che fine ha fatto la proposta di legge regionale per combattere la violenza di genere e potenziare i centri antiviolenza, presentata ormai più di un anno fa? Come si può risolvere il problema dell'apertura del telefono donna esclusivamente la mattina e nei giorni feriali? Cosa si fa per superare la visione della politica che pensa di aver risolto i problemi producendo studi sulla violenza di genere e opuscoli con i dati, poiché nessun libello può spiegare cosa si prova e quali sono le reali conseguenze delle violenze, né quale sia la vera utilità di certi strumenti che sembrano guardare il problema dall'alto?  
Temiamo che su questi temi cruciali vi siano solo tante belle parole, convegni, assemblee, progetti che però non hanno riscontro nei servizi offerti.
Qual è la realtà?

Comunicato stampa.

In Umbria ancora negato il diritto all'aborto farmacologico.

La mattina dell'8 Marzo, giornata internazionale della donna, l'assemblea autorganizzata Le De' Genere, ha convocato un presidio presso l'ospedale di Terni per denunciare l'inadempienza della Regione Umbria in merito alla pillola abortiva RU486.

Dopo due anni di lotte e un anno dall'incontro in Regione con la Presidente Catiuscia Marini, la quale si impegnava pubblicamente a far approvare in tempi brevi la delibera per la somministrazione in regime di day hospital del farmaco, ad oggi la somministrazione avviene ancora con tre giorni di ricovero ordinario, e solo nella ASL4” denunciano le De'Genere.

La delibera è stata approvata nel Luglio 2011 ma le Asl lamentano che ne manca la parte attuativa, da cui l'impossibilità ad applicare tale protocollo.

In occasione di un convegno pubblico presso l'ospedale, le De'Genere hanno intercettato la presidente della Regione per avere chiarimenti in merito.

Abbiamo predisposto un documento per l'acquisto del farmaco che a breve sarà disponibile presso tutte le aziende ospedaliere” queste le parole pronunciate dalla Marini.

Chiaramente queste risposte risultano nuovamente non solo vaghe, perché il farmaco è già reperibile ed utilizzato nei soli due ospedali di Orvieto e Narni, dove si praticano i tre giorni di ricovero ospedaliero, ma anche insoddisfacenti, perché si continua il rimpallo di responsabilità tra le Asl e la Regione” sottolineano le De'Genere.

Quanto tempo ancora le donne dovranno aspettare per vedere finalmente riconosciuto il diritto e la libera scelta tra l'aborto farmacologico e quello chirurgico?

La lotta delle donne non si arresterà finché questo diritto non verrà pienamente assicurato.

mercoledì 7 marzo 2012

8 Marzo 2012

Inaugurazione di un centro di cura dei tumori femminili,
alla presenza del vescovo (realisticamente, il primo fra le autorità elencate),
di molti uomini di potere,
e di eminenti rappresentanti di fabbriche notoriamente salubri.



Distribuiremo questo volantino.

mercoledì 29 febbraio 2012

Dalla “Relazione sulla parità tra donne e uomini – 2009” della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 27 febbraio 2009


La partecipazione delle donne al mercato del lavoro deve essere considerata come un elemento essenziale per la crescita sostenibile dell'Unione Europea (UE). Ciononostante le donne sono vittime di discriminazioni, di ostacoli professionali e sono più esposte alle fluttuazioni della congiuntura economica rispetto agli uomini.
Nel 2008 per il tasso di occupazione femminile esistevano notevoli divergenze tra gli Stati membri, con tassi che variano dal 36,9% al 73,2%: le donne sono sovra-rappresentate in lavori precari basati su contratti a breve termine o a tempo parziale, sono più esposte a situazioni di povertà rispetto agli uomini, come rivela il dato del 32% di donne genitore singolo e del 21% di donne con oltre 65 anni.
La ripartizione delle responsabilità familiari resta ineguale, come dimostrato dal tasso di occupazione delle donne che diminuisce di 12,4 punti se esse hanno bambini, mentre aumenta di 7,3 punti per gli uomini anch'essi con bambini (nda - frutto della cultura che vede l'uomo come legittimo capofamiglia).
La maggioranza delle lauree conseguite nell'UE (il 58,9%) è attribuita alle donne. L'elevato livello di istruzione delle donne non si rispecchia direttamente nei posti che esse occupano nel mercato del lavoro, dove trovano limitazioni in termini di evoluzione della carriera, di retribuzione e di diritti al pensionamento.
Il numero di donne che occupano funzioni direttive è relativamente scarso. La media europea è del 30%, meno ancora nella maggioranza degli Stati membri.
Il Consiglio di giugno 2008 ha adottato una serie di conclusioni sulle donne nella presa di decisioni politiche e sull'eliminazione degli stereotipi legati al sesso esistenti nella società.
Orientamenti politici
Le politiche in materia di parità contribuiscono allo sviluppo economico, soprattutto in un contesto di recessione economica. L'evoluzione verso una reale parità dipende dall'eliminazione delle disparità e degli ostacoli che limitano l'occupazione e l'evoluzione professionale delle donne.
La relazione sottolinea più specificatamente l'importanza di:

  • conciliare vita familiare e vita professionale, soprattutto grazie alla ripartizione delle responsabilità parentali e alla diffusione dei servizi di custodia dei bambini;
  • contrastare gli stereotipi legati al sesso, attraverso azioni di sensibilizzazione e mediante il ruolo dei mezzi di comunicazione;
  • fare crescere in tutti i modi la partecipazione delle donne ai posti direttivi e la loro rappresentanza nei processi elettorali;
  • sensibilizzare l'opinione pubblica e migliorare la comprensione delle problematiche in materia di parità tra le donne e gli uomini, a tutti i livelli della società.

lunedì 20 febbraio 2012

È SEMPRE DI MODA L'ATTACCO (VERGOGNOSO) AI CONSULTORI ED ALLA LEGGE 194


Il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha recentemente respinto il secondo ricorso presentato contro il “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza”, proposto dall’assessore regionale alla sanità Caterina Ferrero e approvato dal Consiglio Regionale, guidato dal leghista Cota. La delibera è stata contestata da diverse associazioni e gruppi di donne, politicamente eterogenee, accomunate in difesa del principio di autodeterminazione delle donne. La proposta è stata voluta dal Movimento per la Vita, per legittimare l’ingresso dei suoi volontari entro i consultori, in ottica antiabortista, il che vuol dire contro le donne ed il loro diritto di scelta sul proprio corpo. Come nel Lazio per la Proposta di Legge Tarsia, anche qui si è proceduto con identiche linee ispiratrici: schedatura, controllo e colpevolizzazione delle donne. Alcune riflessioni e obiezioni, più volte sollevate, sono: l’inutilità di un sostegno economico limitato nel tempo per le madri che scelgono di non abortire, che riduce il ricorso all'IVG esclusivamente a problemi economici; la rappresentazione della donna come mero contenitore, incapace di fare scelte di vita; la mancanza di politiche reali a sostegno di noi tutte, madri o meno; l'evidente incompetenza di chi parla di consultori e dimentica che dovrebbero essere i luoghi della salute delle donne, non dell’imposizione e del controllo; la pericolosità di un meccanismo fatto di commissioni, ammissioni, schedature, volontari, obiettori che di fatto colpevolizza e impedisce alle donne di interrompere una gravidanza nei tempi previsti dalla legge e con tutte le garanzie di professionalità, gratuità e accoglienza dovute.

domenica 19 febbraio 2012

TERNI CITTA' DELL'AMORE E DELL'OSPITALITA'


“(...)Due pattuglie dell'Ufficio Volanti, invece, hanno controllato tre roulotte, un camper ed un'auto che da alcuni giorni stazionavano a vocabolo Staino, identificando quattro persone: si tratta di nomadi siciliani, un uomo e tre donne di 66, 64, 32 e 33 anni, tutti colpiti da precedenti penali e da fogli di via obbligatori rilasciati da vari comuni d'Italia. Ai quattro, tutti senza lavoro, sono stati notificati, come misura di prevenzione, altrettanti fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel Comune di Terni.”
fonte: Terninrete, 16 Febbraio 2012 16.54 - di Claudia Sensi

TERNI CITTA' DELL'AMORE E DELL'OSPITALITA'

S.Valentino è passato e Terni torna ad essere Lei.
La Terni, città dell'amore e dell'ospitalità, solo se con un lavoro stabile, una bella casa su cui paghi l'ici, il canone e le bollette come Cristo comanda.
Come recita l'articolo di Claudia Sensi, sarebbero state allontanate quattro persone perché senza lavoro e con casa su ruote, sono state allontanate tre donne, la più anziana ha presumibilmente 64 anni (stando al testo), ed un uomo, siciliani.
Nomadi?! Cioè che non han pagato l'albergo, che non hanno affittato un appartamento o non avevano parenti in città che li potessero ospitare? No, vorrei capire, uno di questi è reato tanto da cacciare e vietare il ritorno in città?.
Tutti senza lavoro?! Sarà questo il problema vero e proprio, eh? Eppure, tra le altre persone accorse per la benedizione del vescovo vuoi che non ce ne fosse uno che non lavorava, o come credenziale per l'acqua santa c'era il lavoro, dovere sovrano? Non credo nemmeno fossero qui per rubare perché non si è letto di un furto in città questi giorni...
Non lo so, erano brutti e vicino a tutto quel cioccolato sbrilluccicante quattrini stavano male e rovinavano la splendida fotografia di una Terni innamorata della propria immagine riflessa?!
Anch'io non sono così bella e non sto bene vicino a tutto quell'amore di carta, non ho un lavoro e non lo cerco né lo voglio... mo che fate? Cacciate anche me?! Eppure quando vi serve il voto o quando le vostre casse piangono, mi venite a cercare.
Comincio a pensare che saremo in molti a dover cambiare città, oggi sono loro, “nomadi siciliani”, ieri erano i migranti (e poi ieri?! Tutti i giorni sui giornali si leggono rimpatri, fogli di via, allontanamenti, espulsioni), domani tocca a noi, a tutti coloro che non avranno più un lavoro, che non potranno più permettersi le loro case, che non potranno più mangiare la cioccolentina...
Ma io dico, (vorrei anche bestemmia' qui..), ma che state fori de capoccia?!
Fanculo ai vostri confini, ai vostri doveri e alle vostre belle facce, sì, di merda!

Nomade disoccupata.